Da come si evince, il titolo di questo ennesimo capitolo della
mia trattazione narrativa ha poco a che fare con la felicità e l’ironia che
spesso colora le mie parole.
E’ un racconto pesante, intriso di orrori e misfatti,
umiliazioni pubbliche e severe bastonate, torture ravvisabili in musei medioevali,
di cruenti boia e di falsi sorrisi, di trasformazioni di chi hai sempre
ritenuto un amico nel tuo perfetto aguzzino. No, i Goliardi non centrano questa
volta, non sono loro i carnefici.
Ho sempre pensato alla fine del mio percorso di studi come
un momento di gioia, di libertà infinita, di urlo, rutto e peto libero, ma
quando son giunto a Ferrara tutto questo si è dissolto nell’ acido della follia
più degenerante. Il momento della laurea qui si trasforma nel peggiore degli
incubi che la mente umana possa essere in grado di trasfigurare: in quel
momento ogni preghiera è vana . . . la definizione di pietà improvvisamente è spazzata via dal dizionario comune.
Dopo esser saliti sull’ altare della gloriosa proclamazione, dove ognuno di noi si incarna inverosimilmente nel “l’uomo dell’ anno”, la
corona d’ alloro effettua subito una drastica mutazione divenendo ricca di
spine e di olii che facilitano la perforazione delle tempie del malcapitato. Il
passo di discesa dall’ altare decreta ufficialmente l’inizio verso quello negli
inferi con funeste tribolazioni che da lì a breve accadranno. Non basta
l’idea di esser passati da studenti impiegati a disoccupati inconsapevoli … no!,
a tutto ciò si unisce l’umiliazione e la fustigazione corporale, frustate che neppure
Barabba ha mai ricevuto.
Ricordi il tuo caro amico d’ Università al quale hai confidato i tuoi tradimenti, i tuoi problemi di salute, i tuoi pareri personali su persone che entrambi avete conosciuto, i tuoi vizi e difetti?, dimenticalo! Sarà il primo Giuda che si lascerà corrompere da chi non ha aspettato altro per fartela pagare. Di colpo vieni immediatamente condotto verso improvvisate camere di vestizione, selvaggiamente truccato senza gentilezza alcuna con “matitoni” da ingegnere edile in grado di scavare anche nel cemento, spogliato dei tuoi costosi abiti acquistati per l’occasione anche con sacrifici e addobbato da ciò che in quel momento risulta più mortificante dai registi della tua “Via Crucis”. Rabbia, sgomento, rassegnazione, paura, forse nessuno di questi aggettivi potrà meglio rappresentare l’animo del neo laureato.
In poco tempo si è all’ aria aperta e condotti nella seconda
fase del Calvario: il manifesto dell’espiazione. Guidato sottobraccio nel tripudio
di folla che ti schernisce da ogni lato, lanci uno sguardo ai genitori
increduli e amareggiati, consapevoli del fatto di non poterti salvare dal
nefasto destino. Il tuo amico di sempre è completamente invasato e inizia a farti leggere il manifesto dove sei presentato ovviamente come un perfetto
cretino. Il testo da leggere risulta di ardua comprensione logica e
grammaticale nella gran parte dei casi, versi e rime che farebbero pena anche a quelli
pronunciati durante i “Ludi Fescennini” laziali. Munito della più scadente
bottiglia di vino acquistato nel più disonorevole “discount” della città, inizi a
leggere sotto molestia, costrizione e ad alta voce, tutto ciò che non avresti
mai voluto dire: in questo momento i tuoi genitori e parenti sono informati su
tutta la conduzione della tua vita universitaria. Se hai mosso i tuoi primi
passi verso il mondo gay e sei consapevole che nel tuo Sud rischi la
lapidazione, se hai rubato biciclette, se hai fatto il marpione in giro, se hai
fatto spinelli a destra e sinistra, se piuttosto di studiare hai passato le tue
notti insonni a giocare a poker, se hai raccontato balle ai tuoi genitori circa
i tuoi esami, se sei un assiduo frequentatore di locali per scambi di coppia,
se hai avuto infezioni ai genitali a causa dei tuoi rapporti libertini, se hai
avuto una relazione con un assistente pur di passare l’esame, se hai rifornito
di stupefacenti un collegio di assistenti pur di passare un esame, se hai speso
i soldi dei tuoi genitori per acquistare l’ Xbox, se non hai mai frequentato i
corsi di mattina a causa delle notti Erasmus tra alcol e tutto il resto, sappi che
sarà tutto scritto e portato a conoscenza di tutti. Ogni volta che sbaglierai a
leggere le tue colpe sarai costretto a bere quella famosa bottiglia da discount
rendendo le cose sempre più difficili, tra schiaffi e calci in culo. Nel
frattempo gli ex amici e artiglieri avranno fatto la loro spesa a base di uova,
maionese, salse varie, liquidi di ignota provenienza, farina e altre diavolerie decretando così l’ avvio dei deprecabili festeggiamenti. In alcuni casi
più critici potrai essere costretto a sorreggere per tutto il cammino nelle
accidentate vie del centro una grave croce di legno. In altri più fortunati
semplicemente a renderti ridicolo agli occhi della piazza magari con uno “scopettino”
del water sotto il patetico e ridondante inno all’idiozia umana che ahimè
conosciamo tutti: “dottore dottore, dottore del buco del cul, vaffancul
vaffancul!”. Preferiresti piuttosto
trovare un cappio, almeno potrai porre fine alle tue sofferenze, invece la
punizione peggiore deve ancora sopraggiungere: il muro del pianto.
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| In foto due ragazzi appena laureati durante "i barbari festeggiamenti di laurea ferraresi" |
Mi son ritrovato spesso come osservatore presso questo muro e con sdegno ho ammirato la felicità dei presenti nel vedere il proprio amico o fratello picchiato selvaggiamente e lapidato con uova. Addirittura nel caso del compagno di laurea di mio fratello, ho assistito incredulo alla rottura di un dente a mezzo di una violenta rappresaglia di uova, il qual dente fu esposto trionfalmente come il “vello d’oro” dal Giasone di turno sotto le risa incivili dei presenti. Le mura della città di Ferrara nei periodi delle lauree prendono le sembianze di quelle della Troia narrata da Omero nell’ Iliade, dove barbaramente Ettore veniva trascinato in corsa dal carro di Achille.
Da sei anni ormai
esamino questi bizzarri e a tratti incivili riti popolari di queste zone, ma
non riesco ancora a capacitarmi della “ratio” che può spingere un essere umano
a trovar godimento e grasse risate in questi modi di fare che risvegliano la
più innata idiozia. Al di là delle mie contrarie considerazioni personali e del mio sorriso
che sempre manca in queste situazioni, ritengo che ci sia modo e modi di festeggiare
con metro civile, senza imbrattare muri, urlare come esseri sotto esorcismo,
ubriacarsi fino al coma etilico, lanciare a velocità incredibili uova, atti di vandalismo, perché spesse volte un momento di felicità collettivo può
convertirsi nel “momento più basso della vita di un uomo”.
PS: Mamma, io per questo non mi sono ancora laureato.


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